Archivi: Osservatrice Romana


Un paradiso ritrovato al Louvre... di Roma

Cosa fa una fotografa a Roma? Scatta foto, ovviamente.
Questa però è una delle città più fotografate al mondo e ci sono giorni in cui la consapevolezza di ciò mi crea frustrazione, lo confesso. Voglio dire: fotografare un luogo già fotografato da altri, qualche volta, provoca un senso di inadeguatezza. Tempo fa, durante uno di questi "momenti no", facendo una mia passeggiata romana con il naso in aria e la testa presa da mille pensieri sulla probabile inutilità delle foto appena scattate, mi sono imbattuta nella vetrina di un negozio che ha attirato la mia attenzione.



Fotografia: quali scuole?

Spesso mi domandano come iniziare ad imparare a fotografare per poi trasformare i propri scatti in una professione. La risposta immediata, quella che subito mi balena alla mente quando mi pongono questa domanda, è che non esiste un'unica strada da seguire, anzi, un sentiero segnato non c'è proprio (e, tra l'altro, secondo me è questo il bello); ciò detto è chiaro che esistono dei percorsi consigliabili per tutti, c'è un punto di partenza ed è imparare ad usare una reflex, ossia impadronirsi della tecnica e per farlo... beh, per farlo non mi permetto di salire in cattedra e di dire si deve fare così o cosà. Posso però parlare della mia esperienza personale.



Conversazione sulla fotografia d'arte con Achille Bonito Oliva

All'inizio dell'anno si è tenuta una mostra che purtroppo mi sono persa. Sto parlando de "La camera dello sguardo. Fotografi Italiani", curata da Achille Bonito Oliva, su un progetto di "Incontri Internazionali d'Arte", ospitata a Palazzo Sant'Elia, a Palermo. Il termine "camera", nell'intento dei curatori, richiama "La camera chiara" di Roland Barthes, testo indimenticabile e fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi alla fotografia in modo non superficiale.



L'occhio allo specchio

Negli ultimi mesi la città de L'Aquila (o, meglio, quel che ne resta) è stata una delle più fotografate al mondo. A poco più di un anno dal terribile sisma che l'ha sconvolta ho incontrato Danilo Balducci, un fotoreporter che a L'Aquila è nato, ci viveva e ci vive tuttora, e che la ama visceralmente come si amano le proprie radici. Ho scelto lui perché, al di là della sua bravura, Danilo ha vissuto la tragedia del capoluogo abruzzese non solo come fotogiornalista abituato a documentare, ma anche - e forse in questo caso soprattutto - come vittima diretta di un disastro che ha stravolto la vita di molti, la sua compresa. Qual è la differenza fra il fotografare un disastro umanitario come "freddo" inviato sul campo e fotografarlo invece facendone parte? Esiste questa differenza, o un fotoreporter rimane sempre e comunque un fotoreporter? Queste erano le domande che mi frullavano in testa quando l'ho incontrato e questo era ciò che mi interessava capire.



Lo sguardo femminista in fotografia

Intro Osservatrice RomanaMi sono spesso chiesta se esistesse uno sguardo maschile e uno femminile dietro ad una macchina fotografica, e la mostra "Donna: avanguardia femminista negli anni '70 - dalla Sammlung Verbund di Vienna", da poco conclusasi qui a Roma alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, è sicuramente stata un'ulteriore occasione per riflettere su questo punto. L'esposizione, nel suo genere, si è rivelata un'esperienza unica per visionare le istanze femministe nella fotografia degli anni Settanta: ben diciassette erano le artiste presentate e legate, a vario titolo, al movimento femminista di quegli anni: da nomi noti, come Francesca Woodman, Valie Export e Hannah Wilke, a fotografe come Cindy Sherman (di cui erano esposte le primissime opere datate 1975 e 1976 e poco note al grande pubblico) e Renate Bertlmann della quale, oltre alle straordinarie fotografie, erano presenti anche collage e disegni con matite colorate.



La collezione fotografica di Mughini

Il mondo della fotografia possiede innumerevoli sfaccettature, è un universo complesso, direi infinito, che nel suo interno racchiude chi fotografa ma anche chi guarda – estasiato a volte, disincantato altre; contiene il prodotto fotografico e chi ne fruisce, per mero interesse commerciale o per pura passione del bello; e fra questi ultimi rientrano i collezionisti, e fra i collezionisti italiani una personalità di spicco è sicuramente Giampiero Mughini. Lo scrittore, giornalista (ma non chiamatelo così perché si arrabbia), insomma l'uomo Mughini, non ha bisogno di presentazioni: come tutte le (ormai sempre più rare) vere personalità di spicco della cultura italiana, o lo si odia o lo si ama ma sicuramente non lo si ignora.



Il museo dei viaggiatori

Estate, tempo di vacanze, di viaggi, di foto... Quanto ho appena scritto è tutto abbastanza ovvio, anzi, scontato direi; però a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, c'è qualcosa che così scontato non è, no, non lo è affatto. Si tratta del "Museo dei Viaggiatori in Sicilia". Non è scontato prima di tutto per come è organizzato il museo in sé, una vera chicca culturale sia per il luogo in cui si trova, un paesino incantevole, un tempo luogo di villeggiatura dei greci che vivevano a Siracusa e d'estate vi si recavano per sfuggire alla calura della costa, sia per come sono disposte e curate le sale, sia, last but not least, per il materiale raccolto ed esposto. Inoltre non è scontato perché è l'unico museo dedicato ai viaggiatori esistente nel nostro Paese; al viaggio sono stati dedicati musei, ma ai viaggiatori no; sono state fatte mostre temporanee, vi è una ricca ed interessantissima letteratura che se ne occupa, ma un museo, una esposizione permanente a cui far riferimento e in cui recarsi, no, non esiste in nessun altro luogo qui in Italia.



Bruno Caruso

Bruno Caruso è un pittore siciliano, palermitano per la precisione, che vive a Roma da molti anni. Artista eclettico, uomo di cultura, si è occupato di svariate cose nell'arco della sua lunga vita ed ancora oggi è molto attivo in diversi campi. Grazie allo scrittore Fulvio Abbate sono venuta a sapere che possiede un vasto archivio fotografico tutto da riordinare e, cominciando a riordinarlo, ho scoperto che non solo ha conosciuto molti grandi nomi della fotografia del secolo scorso, ma di alcuni di loro è stato anche molto amico. Nel suo studio romano, in un bellissimo palazzo nei pressi del Colosseo, Bruno mi ha raccontato la sua esperienza al fianco di fotografi come George Brassaï, Herbert List e Richard Avedon.



L'universo fotografico in un mito

Polaroid, questa parola racchiude un mondo. Tutti o quasi abbiamo avuto un apparecchio fotografico Polaroid e ognuno di noi nell'arco della propria esistenza ha avuto l'occasione di vedere delle foto in formato Polaroid: anzi, molti ne hanno sicuramente qualcuna nel cassetto o nell'album di famiglia, ricordo di tempi passati, di un momento felice racchiuso in uno scatto. Per sapere come è nata e si è sviluppata quella che ormai non è soltanto una marca fotografica ma un vero e proprio mito, basta cliccare su Google o su YouTube: i siti e i video dedicati all'argomento sono infiniti, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Nel mondo gli appassionati di questo genere di fotografia sono moltissimi, sia fra i fotografi professionisti sia fra chi scatta a livello amatoriale, ma le foto Polaroid sono state amate anche da chi fotografo non lo è affatto: penso ad esempio ai critici d'arte, che magari non prendono mai in mano un apparecchio fotografico e non scattano foto, però sanno molto sull'argomento e questo perché alcune Polaroid sono entrate nella storia dell'arte come vere e proprie opere artistiche.



Tina Modotti tra arte e fotografia

Nel mese di ottobre mi trovavo a Vienna e alla Kunst Haus ho avuto l'occasione di vedere una retrospettiva dedicata a Tina Modotti. La mostra ha avuto un grande successo di pubblico e non c'è nulla di che stupirsi dal momento che la Modotti è sicuramente considerata una delle più grandi fotografe del secolo scorso; il catalogo è andato a ruba e la sottoscritta, arrivata troppo tardi, non ha potuto acquistarlo e nemmeno visionarlo. Tina Modotti è però stata valutata nella sua grandezza relativamente tardi se si considera che la prima importante esposizione a lei dedicata è avvenuta a Udine, sua città natale, solo trent'anni dopo la sua morte: mi riferisco alla mostra del marzo 1973 in occasione della quale venne pubblicato un volume, "Tina Modotti, garibaldina e artista", curato da Riccardo Toffoletti in collaborazione con Vittorio Vidali che fu suo compagno di vita negli anni delle lotte politiche dal 1930 al 1942; il libro in questione venne editato in tiratura limitata ed è ora molto ricercato dai collezionisti.



L'essentiel est que je communique

Alzi la mano chi non si è mai domandato, almeno una volta, “Ma perché scatto? Perché fotografo? Per chi? Per cosa?". Insomma, appunto, perché? Personalmente me lo sono chiesta spesso, me lo chiedo spesso. La risposta alla fine ce l’ho, ma la domanda ogni tanto mi rimbalza comunque nella mente e nell’anima. Non parlo di quando fotografiamo perché abbiamo un lavoro commissionato, né di quando scattiamo foto in occasioni più o meno ufficiali; parlo di quando siamo in giro con la nostra macchina fotografica e d’improvviso vediamo qualcuno - o più spesso qualcosa - e scattiamo, d’impulso, senza rifletterci troppo.



La fotografia è morta?

No, ma non si sente molto bene. Ne aveva parlato od nel numero di marzo 2011 segnalando l'evento (fra i pochi a farlo, questo va detto, dal momento che gli stessi organizzatori hanno giustamente lamentato il mancato rilievo dato all'evento da giornali e quotidiani): mi riferisco al Convegno "La Fotografia In Italia: a che punto siamo?" tenutosi a Milano e organizzato dalla Fondazione Forma per la Fotografia nella seconda metà del mese appena trascorso. Non ero in Italia e quindi non ho fisicamente partecipato alla tavola rotonda ma, grazie all'ottima organizzazione tecnica dei curatori, ho potuto ascoltare in podcast tutto il Convegno standomene comodamente a casa. Certo, non è la stessa cosa che vivere in prima persona l'avvenimento, però la registrazione è ottima e permette di farsi un'idea molto approfondita di quanto è stato detto e discusso sullo stato della fotografia.



Ancora su Francesca Woodman

Giorni fa su Repubblica è uscito un pezzo in cui si segnalava la prossima mostra su Francesca Woodman che verrà inaugurata a Roma. Questa fotografa è da sempre una fra le mie preferite e in più la mostra si terrà in un luogo a me molto caro (di cui qui su od mi sono già occupata: il Piccolo Museo del Louvre): per questo ho deciso di scrivere due righe anch'io su questo avvenimento che per studiosi e appassionati ha un peso di notevole importanza in quanto verranno presentati documenti inediti. L'esposizione, così come verrà allestita, è frutto di un'idea di Giuseppe Casetti che di Francesca fu amico e in un certo senso scopritore, dal momento che una Woodman ancora giovanissima e sconosciuta fece la prima personale proprio qui a Roma nella libreria di Giuseppe (e anche di questo ho già parlato in passato proprio qui in questa mia rubrica). Ho approfittato della mia amicizia con lui per farmi dare delle anticipazioni sulla mostra del 23 maggio prossimo.



Tutti i nostri niente

Estate, tempo di viaggi (forse), di vacanze (molto probabilmente), di tempo libero (lo auguro a tutti). Che farne però del tempo libero? Tutto o niente, perché anche il “niente” ha a volte il suo “perché” ben preciso e piacevole. Personalmente nei mesi estivi lavorerò ma prendendomi qualche pausa di “niente” appunto; un “niente” ben riempito, però.



La fotografia a Monaco. Forse non tutti sanno che...

L'8 gennaio 2012 a Villa Paloma, sede del nuovo museo nazionale di Monaco, si è conclusa l'esposizione "Du Rocher à Monte Carlo", che ha presentato una bellissima e poco conosciuta serie di fotografie originali del Principato di Monaco dal 1860 al 1880 facenti parte della collezione di Christian Burle e che ora appartengono al Palais Princier. La mostra fotografica era particolarmente ricca di originali dell'epoca molto ben conservati e l'eccezionalità dell'evento era data dal fatto che le fotografie venivano svelate per la prima volta al pubblico. Per gli appassionati della materia (e perché no?, anche del luogo) che non hanno potuto visitarla, ne consiglio il bellissimo catalogo edito dall'Automobil Club di Monaco: "La Photographie à Monaco, des origines à 1880", curato dallo stesso Christian Burle.



Giorgio Di Maio, la triade vitruviana in uno scatto

Giorgio Di MaioGiorgio Di Maio è sicuramente un eclettico: nasce come architetto - che è poi ancora oggi la sua attività principale - ma si dedica anche alla fotografia, con molta passione e ottimi risultati, come dimostrano i suoi lavori e il successo delle proprie mostre personali. La nostra sempre attenta osservatrice Monica Cillario l'ha incontrato per voi: ecco il resoconto di una chiacchierata tra fotografia, arte, semantica e architettura.



Doisneau a Roma

Robert DoisneauPalazzo delle Esposizioni, a Roma, commemora il centenario della nascita di un grande fotografo: Robert Doisneau. E lo fa con la mostra “Paris en libertè” (dal 29 settembre 2012 al 3 febbraio 2013). Il titolo non è stato scelto a caso perché Doisneau è Parigi, una Parigi ormai scomparsa ma che è esistita e che ritroviamo reale, tangibile ed eterna nei suoi scatti.



La fotografia pittorica di Filippo Rocci

Andando in giro fra le bancarelle si trovano spesso realtà dimenticate ma di notevole fascino, come sanno tutti gli appassionati di oggetti d’antiquariato, di modernariato o di vintage.  Personalmente ho diversi interessi per ciò che è legato al mondo dei mercatini delle pulci, ma ciò che mi appassiona in senso assoluto sono i libri, meglio ancora se hanno come soggetto il mondo della fotografia. Recentemente, in una assolata domenica tipica delle ottobrate romane, al mercatino di Piazza Augusto Imperatore mi sono imbattuta in un volume che in un primo momento ha attirato la mia attenzione per il titolo: “Filippo Rocci e la fotografia pittorica”, poi mi ha attratta per il sottotitolo “Ritratto di gentiluomo con camera”, e infine qualcosa che lì per lì non ho saputo spiegarmi mi ha convinta ad acquistarlo; questo “qualcosa” mi rigirava fra cuore e cervello ma mentre camminavo con il libro in borsa non sapevo spiegarmi con precisione cosa fosse.



Sander, il minatore divenuto grande fotografo

August SanderChi è stato il più grande fotografo del Novecento? A questa domanda non so rispondere, so però che fra i primi dieci c’è sicuramente August Sander. Ho visto di recente alcuni suoi lavori e inizialmente non avevo capito di chi si trattasse: mea culpa, certo, ma la nota di tristezza, nel caso di Sander, non è data tanto dalla mia ignoranza quanto dal fatto che il suo lavoro non fu riconosciuto come meritava mentre lui era in vita.



Yves Manciet e Picasso, un’amicizia d’altri tempi

Yves Manciet per la rivista CannesNel 2013 cade il quarantennale della morte di Pablo Picasso. Diversi Paesi organizzano mostre per ricordarlo, penso ad esempio al Principato di Monaco che a luglio ospiterà al Grimaldi Forum una grande esposizione con uno sguardo inedito sul legame privilegiato che questo grande artista ebbe con la Costa Azzurra, dove per alcuni anni venne a trascorrere le estati. E “inedito” sembra la parola d’ordine che aleggia intorno al maestro spagnolo: infatti ultimamente è tutto un fiorire di notizie appunto inedite su di lui, non ultime alcune fotografie che lo ritraggono in diversi momenti di relax nei dintorni di Vallauris, il villaggio che aveva scelto per ritemprar lo spirito nei mesi estivi fra il 1920 e i primi anni ’50.



Gabriele Basilico e i suoi scatti immortali

Basilico a MontecarloA febbraio un grande della fotografia, Gabriele Basilico, ci ha lasciato. Poche settimane prima, nel Principato di Monaco, era stata inaugurata una grande mostra: “Monacopolis”, di cui consiglio vivamente la visione e uno dei motivi per cui vale la pena vederla è che la parte esposta al Nouveau Musee National ospita, fra le altre cose, un lavoro di Basilico. Si tratta degli scatti di Monte Carlo che lui fece fra il settembre 2005 e il giugno 2006. Quelle fotografie ora si trovano esposte tutte lì, a Villa Paloma, e sono bellissime.



Le donne e la fotografia

Le donne e la fotografia | Osservatorio DigitaleL’espressione “fotografo donna” ora non si usa più, ma nei Paesi di lingua anglosassone, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso,  era ricorrente perché si riteneva necessario enfatizzare la partecipazione delle donne al mondo della fotografia. Di fatto però le donne hanno praticato la fotografia fin dagli inizi, soprattutto in Gran Bretagna e nel Nord America.